15 cambialiOltre 2mila cambiali per costruire l’opera di Dio

“Don Niso - racconta Anna Maria - è stato l’anima infaticabile di tutta l’opera”. “Da molti - spiegano a Torrazzetta - non venne capito perchè non seguiva le vie della pastorale tradizionale e si distaccava dal modello «consolidato» del sacerdote al lavoro in parrocchia”.

Di sacrifici il sacerdote di Vicobarone però ne ha compiuti parecchi. La Comunità conserva ancora oggi un contenitore con 2120 cambiali firmate di persona da lui con cui aveva acquistato tutto quanto potè servire per la realizzazione delle diverse strutture e la vita di “Rosa Mistica”. Per compiere l’opera di Dio spesso non bastano le parole. Anche i soldi sono indispensabili; ciò che conta è che non siano visti come il fine, ma per quello che sono, uno strumento. Tornano alla mente le parole di S. Teresa d’Avila: “Teresa vale nulla; Teresa e un soldo valgono meno di nulla; Teresa, un soldo e Dio possono tutto”.

L’opera di don Niso è stata quella di indicare una strada per il futuro della Chiesa. Si possono costruire opere, ma senza una comunità di consacrati o di laici che le sorregga e le animi giorno dopo giorno, queste sono destinate a non decollare. Il volto della Chiesa, per essere autentico, non può che essere espressione della comunione.

   “Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo”: così scriveva Giovanni Paolo II al termine del Giubileo del Duemila nella Lettera apostolica “Novo millennio ineunte”.

Questo cammino non è astratto, ma concreto, molto concreto: “Spiritualità della comunione - aggiungeva il Papa polacco - è pure capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c’è nell’altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio: un «dono per me», oltre che per il fratello che lo ha direttamente ricevuto. Spiritualità della comunione è saper «fare spazio» al fratello, portando «i pesi gli uni degli altri» (Gal 6,2) e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenza, gelosie. Non ci facciamo illusioni: senza questo cammino spirituale, a ben poco servirebbero gli strumenti esteriori della comunione. Diventerebbero apparati senz’anima, maschere di comunione più che sue vie di espressione e di crescita”. Queste parole nella realtà di “Rosa Mistica” sono il pane quotidiano di una vita che dura ormai da decenni.

 

 

P1040557“Dio non è un ragioniere pignolo”

Tornano alla mente alcune parole scritte da don Niso alla sua Comunità negli anni ‘50: “La vita di famiglia, a contatto con tante difficoltà è tutt’altro che facile; ed è naturale che a volte si sia prese dal timore di essere mediocri… Abbiate fiducia, perché quello che conta davanti a Dio non è tanto il grado effettivo di santità quanto la volontà ferma di raggiungerla. Dio non è infatti un ragioniere pignolo pronto sempre a scrivere sul taccuino dell’avere tutte le nostre mancanze. Più che le cadute egli conta le risurrezioni e pesa la volontà di non ricadere”. Questa è stata la profezia di don Niso, un uomo “di cui - raccontano le consacrate della Comunità - conoscevamo bene i difetti: era impulsivo, disordinato, timido, vulnerabile nei sentimenti, accorto fino a sembrare astuto. Ma ben più grandi erano in lui le qualità avvalorate dalla grazia: era gioviale e dotato di umorismo, semplice e chiaro nel pensiero, di tempra forte, generosa e coraggiosa; la sua era una fede limpida”.

Nel Natale 1987 il vescovo mons. Antonio Mazza ha riconosciuto come “Pia Associazione Comunità di Rosa Mistica” la realtà fondata da don Niso. La strada tracciata da lui era chiara: “la vita comunitaria - sottolineano le linee spirituali della Comunità - non ha il compito di annullare la personalità, anzi l’aiuta a divenire conforme al progetto del Signore e la valorizza chiamandola in armonia per una missione più vasta, A volte vivere insieme è un esercizio di dura virtù che diventa penitenza, ma attraverso il lavoro operato dall’umiltà che fa posto agli altri, dall’ubbidienza che fa rispettare anche quello che non si fa comprendere, dalla carità che nel contatto quotidiano diventa sempre più delicata, tutto l’essere si libera e si purifica per arricchirsi di una nuova grazia da rimettere in circolazione”.

Il 22 giugno 1973 la Comunità perde il suo fondatore, bruciato nel rogo della sua auto in seguito a un incidente stradale sull’autostrada del Sole mentre percorre il ponte sul fiume Po. Don Niso rientrava da Milano dove era stato a far visita alla sorella Chiarina. Era atteso in Curia dal vescovo Enrico Manfredini che gli avrebbe affidato l’incarico di vicario amministrativo della diocesi. Il Vescovo, arrivato in diocesi nel 1969, ne aveva già apprezzato le qualità organizzative nella ristrutturazione del monastero benedettino di San Raimondo e in alcuni altri delicati compiti.

Sono le prime ore del pomeriggio del 22 giugno: lo schianto con un camion è fatale e la Fiat 124 di don Niso prende fuoco. Non è mai stata chiarita ufficialmente la dinamica dell’incidente. Sembra che comunque l’urto avesse fatto perdere i sensi al sacerdote. “Quando mi diedero la notizia - racconta Anna Maria - ero disperata. Poi un sacerdote, che ci aveva raggiunto a «Famiglia Studentesca», mi fece pregare con il Padre Nostro, la preghiera tanto cara a don Niso. Scese in me una profonda pace. Mi sono detta: devo aiutare le mie sorelle, e così è stato. La storia ci ha condotto fino ad ora. Non abbiamo più avuto vocazioni ma sappiamo che tutta questa opera non è stata inutile. Dio ha operato nella nostra vita e in coloro che hanno condiviso il nostro cammino”.

Nel 2003 la Comunità ha ricordato i 30 anni della morte del fondatore. Nel 2005 grazie all’impegno degli “Amici di don Niso” è stata costruita a Gbatopè in Togo, grazie alla “Salvadé for Africa”, una scuola dedicata al sacerdote piacentino. L’impegno per l’educazione nel nome di Cristo non conosce confini. Nel 2007 la Comunità ha celebrato i 50 anni di vita. A tutt’oggi a Torrazzetta si sta portando avanti con l’impegno di alcuni laici l’accoglienza dei gruppi e la risposta ad alcune richieste di sostegno per diverse attività sociali. La fiducia nella Provvidenza continua.