13 classe ragazze giocoNasce la comunità “Rosa Mistica”

Una domanda a bruciapelo

C’era silenzio in classe in quel momento. Qualcuno era uscito per l’intervallo. Don Niso si avvicina ad Anna Maria Periti, una sua alunna di seconda liceo nell’anno scolastico 1949-’50. Proveniva da Parma dove aveva iniziato gli studi al ginnasio. Dopo la prima liceo, lei, originaria di Fiorenzuola, aveva deciso di trasferirsi a Piacenza. “Tu sei la cugina del prof. Giorgio Periti e hai una sorella, Mariangela, che è in clausura con le cappuccine a Correggio. E tu, che cosa farai?”. “In poche parole - racconta oggi Anna Maria - aveva detto tutto di me. Mi sentivo rabbrividire... Avevo un segreto che non avevo mai rivelato a nessuno. Stavo cercando la mia strada ed ero attratta, come mia sorella, dalla vita in clausura”.

Anna Maria, classe 1932, aveva perso la propria mamma da bambina e la sorella maggiore Mariangela, che aveva sette anni più di lei, era stata per lei come una madre. “Mia sorella - aggiunge Anna Maria - faceva parte di un gruppo di giovani legati a padre Mariano, un frate francescano del convento di Fiorenzuola”.

“Quando tornava a casa dagli incontri con padre Mariano, mia sorella mi raccontava delle sue amicizie, del loro gruppo di giovani e del loro cammino. Le sue parole mi entusiasmavano sempre. Quando decise di andare in clausura, io volevo partire con lei ma era come se qualcosa mi bloccasse. Anche negli anni successivi, quando pensavo al convento, c’era qualcosa che mi respingeva. Era una sensazione strana che mi creava confusione. Così, quando don Niso mi rivolse quelle parole, era come se mi avesse scoperto, se avesse letto nel mio cuore che stavo cercando la strada della mia vita”.


Nasce l’“Oasi”

“Non passa molto tempo – ricorda Anna Maria - e una mia amica di Reggio Emilia, Edda Carmeli, che era stata con me in collegio a Parma, mi propone di dar vita a Piacenza alla realtà delle «Oasi». Io ne parlo a don Niso il quale ci dà subito una mano”. è l’8 dicembre 1950: la cappella dell’Istituto Scalabrini Sordomute in via Borghetto, dove don Niso era di casa, ne ospita il primo incontro. Il Movimento Oasi si era da poco costituito a Roma il 1º novembre 1950, giorno della proclamazione del dogma della Vergine Maria assunta in cielo. A dargli vita, un gruppo di studenti che aderiscono alla proposta del gesuita padre Virginio Rotondi di impegnare la propria giovinezza nel perseguimento dell’ideale della santità.

Il gruppo è formato da una decina di ragazze, alcune anche di Reggio Emilia. Si ritrovano periodicamente e si sono “impegnate” con il Signore con il voto temporaneo di castità; ogni giorno ciascuna riserva un tempo alla meditazione, alla visita al Santissimo Sacramento e al rosario.

La Chiesa funziona così da sempre, come agli inizi. Se una persona trova in Cristo la vita, non può tenere chiuso dentro di sè questo tesoro, ma sente il desiderio di condividerlo con qualcuno. Edda coinvolse nell’Oasi alcune amiche di Reggio, prima fra tutte Augusta Rapaggi; a loro poi si aggiunse Antonietta Lasagni.

12 ingressoDon Niso era vulcanico nelle idee. Un gruppo come l’Oasi non era fatto per star chiuso in sagrestia, ma per portare Cristo al mondo. Pensa così di organizzare la “missione periferica”: le ragazze avrebbero animato la catechesi nelle parrocchie alla domenica mattina. Invia le sue giovani missionarie. Antonietta va a S. Antonio e al Capitolo, Anna Maria a Le Mose: “io arrivavo da Milano dove mi ero iscritta a lettere classiche all’Università Cattolica. Mi trovavo con Augusta che arrivava a sua volta da Reggio Emilia e in bici andavamo a Le Mose per il catechismo coi bambini”.

L’esperienza dell’Oasi segna radicalmente la vita di quelle ragazze. Il piccolo seme cresce. Le aderenti all’Oasi sono in stretto contatto tra loro. Il 26 settembre 1951 don Niso invia una lettera in cui sottolinea, senza mezzi termini, che Dio non si accontenta di un pezzetto della nostra vita, ma – nel suo amore che è totale - ci chiede tutto: “Il Signore – scriveva il sacerdote – vi ha scelte tra tante […] mostrando con ciò stesso di prediligervi; vi ha fatto udire la sua voce, dandovi la forza di ascoltarla con generosità. Se per il futuro la stessa voce vi facesse udire per sottoporvi a più gravi sacrifici onde elevarvi ad altezze superiori, sareste voi disposte a rispondere col profeta Samuele: parla, Signore, che il tuo servo ti ascolta?”.

Non sempre tutto, però, fila liscio. Fra i primi rimproveri che don Niso ricevette fu quello dell’arcivescovo Malchiodi che non era stato ancora informato della nascita del gruppo delle Oasi e temeva che potesse nascere attrito con l’Azione Cattolica. La risposta di don Niso è tempestiva: ho aspettato a parlargliene – sintetizziamo le parole di una sua lettera del giugno ’53 - perché prima volevo che questa esperienza potesse concretizzarsi maggiormente. E sull’Azione Cattolica aggiunge: “tutte le associate sono elementi militanti tesserate di AC e parecchie dirigenti della stessa”.

Nel giugno ’53 don Niso scrive in una sua riflessione: “Se il Vescovo non gradirà Rosa Mistica (il progetto che stava nascendo, ndr) tutto morrà nel silenzio, come tutto nel silenzio nacque”. L’obbedienza è un pilastro costante della sua esperienza.

 

Una pazzia di Dio

A don Niso da tempo frulla in testa un’idea, che lui stesso definisce una “pazzia” (“la pazzia dei santi”, commenta Anna Maria): dar vita a una comunità di consacrate secolari che animino una casa capace di accogliere le ragazze che arrivano a Piacenza dai paesi della provincia per frequentare le scuole medie e superiori. Molte di loro trovano alloggio nei diversi collegi – a quel tempo con un’impostazione austera - legati agli istituti religiosi, ma don Niso ha in mente qualcosa di diverso: offrire a queste ragazze una famiglia che le accolga. Per far questo occorre una struttura adatta, ma soprattutto serve una comunità. Solo una comunità - è il pensiero di don Niso - è in grado di dare stabilità a un’opera vissuta per testimoniare nel quotidiano l’amore di Dio.

Don Niso vuole educare i giovani alla responsabilità e per far questo bisogna fidarsi. Occorre qualcuno che stia al loro fianco, che addirittura viva con loro. Nasce così il progetto di “Famiglia Studentesca”, un prolungamento della propria famiglia naturale, un luogo in cui essere amati e accompagnati nella vita.


La “Regola fondamentale”

Il ritratto della nuova Comunità è ben descritto in queste sue parole, chiamate “Regola fondamentale”, che il 25 aprile 1952 condivide con alcune ragazze che facevano parte del gruppo “Oasi”:


Avranno per velo la modestia

e lo spirito di sacrificio per crocifisso;

loro stemma sarà la bontà

e la semplicità ne sarà la divisa.

Cella per alcune sarà la scuola ed ago la penna;

convento per altre le sale d’azione cattolica e i pensionati;

clausura la cura della casa per chi in casa rimane;

suprema ambizione per tutte l’altrui servizio.

Il vestito sarà di ponte tra gli uomini

ma lo spirito con cui l’indosseranno ne esprimerà il distacco;

perché “comune” sarà l’abito,

ma “singolare” il modo di portarlo.

Immoleranno la loro vita per gli uomini

perché assetate d’amore per Iddio;

l’inginocchiatoio infatti preparerà alla cattedra,

la cappella alle sale d’associazione e ai pensionati,

l’intimità con Dio all’apostolato per gli uomini.  


È il 25 marzo 1952: don Niso scrive la “Regola fondamentale” su un foglio su cui era stampata l’immagine di Maria con il titolo di “Rosa Mistica”. Il sacerdote è in preghiera nella cappella dell’istituto di via Borghetto. Con lui c’è Teresa Mambrini (che in seguito l’aiuterà sul piano pratico nel realizzare l’opera): “ero solo e povero di tutto – scrive – ma ricco di fede”. Quel giorno – aggiunge – “l’incenso consacrato olezzava sulla prima pietra simbolica della casina”.

4 gruppo torrazzettaUn mese più tardi, il 25 aprile, vi fu l’incontro di un primo nucleo - tre ragazze di Piacenza e due di Reggio Emilia –. L’8 setttembre il gruppo, a cui nel frattempo si erano aggiunte altre ragazze, vive gli esercizi spirituali a Castelnuovo Fogliani. Alcune emettono segretamente nel loro cuore le promesse di castità, povertà e obbedienza. Per don Niso quel giorno segna la nascita spirituale di “Rosa Mistica”. Il nome scelto per la nuova Comunità esprimeva, secondo lui, le caratteristiche di ogni chiamata: la purezza delle intenzioni e la prontezza a rispondere alla voce di Dio. Se una chiamata viene da Dio, e non semplicemente da un’idea umana, si può essere certi che prima o poi si farà strada.

Quell’8 settembre, festa della natività di Maria, scrive alle ragazze, sottolineando l’immagine delle rose: “Le crescerete con la preghiera, col sacrificio, con la parola e così lungo la «Via Crucis» altre lampade si accenderanno. Le crescerete perchè le rose sono poche e i vasi molti. […] E tutto custodirete nel cuore. Perchè Erode cercherà di sopprimere la creatura: l’Erode del fastuono, della dissipazione, della vanità”.

E a Natale dello stesso anno, aggiunge: “Rosa Mistica non è per le grandi persone, ma per le piccole: quelle che si credono nulla ed aspirano al Tutto, deboli e si alleano alla Potenza, ignoranti ed hanno la Sapienza per Maestro. Non ambiscono alle grandi ma alle piccole cose: confortare, consigliare, aiutare i piccoli”. “Sarete figlie e madri ad un tempo” - ripeterà costantemente alle giovani consacrate.

 


eremoDopo la morte di Don Niso, avvenuta nel 1973 per incidente stradale, saranno le Sorelle della Comunità Rosa Mistica a proseguire coraggiosamente con fede e determinazione nella difficile attività intrapresa dal loro Fondatore. La loro opera di accoglienza, supportata da una notevole carica umana e sorretta da una fede incrollabile, riscuote negli anni consensi sempre più numerosi.

Torrazzetta viene così conosciuta ed apprezzata da un grande numero di persone e di associazioni anche appartenenti a confessioni religiose diverse.

Sempre seguendo le direttive di Don Niso, le Sorelle completano l’opera di ristrutturazione di Torrazzetta. L’edificio delle scuderie verrà trasformato in “Eremo”, con cortile interno di meditazione : anche la “Casa del Custode” sarà risistemata e devoluta, con il nome di “Casa San Giuseppe”, ad abitazione delle Sorelle stesse.