Tra gli studenti

5 con studentiNel 1947 don Niso entra nelle aule del liceo classico Gioia. Da quella cattedra, dove insegnerà religione per oltre 25 anni, avrà un solo obiettivo: non rovesciare addosso ai ragazzi verità imposte dall’alto, ma aiutarli ad essere protagonisti nella loro ricerca del senso delle cose. Un insegnante di religione, ieri come oggi, non si limita a dettare nozioni nella sua disciplina, ma cerca un rapporto vitale con i ragazzi e diventa un tutt’uno con le loro storie. Amori, lutti, difficoltà familiari, sogni della vita, amicizie: don Niso ascolta e consiglia. C’è chi grazie a lui ottiene borse di studio e aiuti economici, chi viene incoraggiato a proseguire negli studi nonostante le difficoltà, chi è seguito nelle scelte delicate della vita, dalle esperienze di fidanzamento alla consacrazione a Dio (che non era rara a quei tempi).

La sua missione nella scuola coinvolge il rapporto con gli altri insegnanti e i diversi presidi cercando sempre di dar vita a un clima costruttivo. Sono in tanti a ricordarlo mentre scende sorridente lungo la scalinata all’interno della scuola. Proverbiali sono le gite, a cui fa in modo che tutti partecipino anche se hanno problemi economici. Per questo, c’è la Cassa scolastica o… la Provvidenza. Sceglie sempre mete interessanti che spesso va a visitare prima in modo da preparare ogni dettaglio. L’ultima è in Sardegna ed è il suo capolavoro perché è convinto con quella di dare l’addio alla scuola per dedicarsi a un maggior servizio in diocesi.

 

“Aveva la stoffa del leader”

Alcuni dei suoi alunni di allora hanno raccontato in una commemorazione a Torrazzetta nel 2005 lo stile inconfondibile del loro professore di religione. “Don Niso insegnò negli anni in cui andare a scuola non era un obbligo, ma per molti quasi un privilegio – spiega la prof.ssa Anna Braghieri, divenuta in seguito sua collega e preside del Gioia e negli anni ’80 Sindaco di Piacenza –. La situazione economica delle famiglie in Italia non era per niente facile e tanti ragazzi, invece di studiare, andavano a lavorare. Lui aveva la stoffa del leader. Seguiva gli studenti personalmente con il coraggio anche di fare proposte forti. Sapeva correggere ma senza offendere”.8 squadra

“Citava spesso Abramo nelle sue lezioni – sottolinea la prof.ssa Braghieri – perché voleva che ciascuno coltivasse la propria vita come una risposta gioiosa e pronta a una chiamata, quella chiamata di Dio che ciascuno porta dentro di sé e che lui nel suo ruolo di educatore cercava di rendere più chiara”. A questo servono gli educatori. Non a plasmare gli altri a propria immagine e somiglianza, ma a “edùcere” (è il verbo latino), cioè a “tirar fuori”, a far emergere il desiderio di felicità e le inclinazioni che uno porta dentro. E poi, a condurre le persone davanti a Dio perchè, nella più totale libertà, avvenga un incontro personale capace di illuminare le scelte della vita. La fede non è un ideale astratto, ma un incontro da vivere.

“Nel ’68 e negli anni che seguono – spiega l’ex Sindaco di Piacenza – don Niso cerca il confronto con tutti. La scuola e l’intera società stanno vivendo un cambiamento segnato a volte da eccessi. Don Niso, però, non ha paura, non sente il bisogno di difendersi. è l’uomo sereno pronto al dialogo”.

Per don Niso la scuola è un tutt’uno con la vita. Per questo incontra i ragazzi anche al di fuori del liceo. A questo punta la proposta degli incontri di preghiera dei “cinque sabati mariani”, le messe di inizio d’anno scolastico e le feste di addio delle terze liceo dopo l’esame di maturità. Ma anche i campeggi estivi e i campi di lavoro con gli alluvionati di Firenze per l’esondazione dell’Arno nel 1966 e nel ’68 a Valle Mosso. “Esperienze – commenta la prof.ssa Anna Braghieri – che hanno segnato la vita di tanti giovani”.

è il tempo dei cineforum e don Niso non si tira indietro. A Grazzano Visconti, Roncaglia e in molte altre parrocchie e in carcere la domenica mattina: don Niso porta con sé sul suo scooter di marca “Iso” (forse l’aveva scelta appositamente per il gioco di parole) o a bordo della sua Topolino la macchina da proiezione, l’altoparlante e la pellicola. Il fratello Erasmo, divenuto poi chirurgo a Milano e a Saronno, in quegli anni è alle scuole superiori a Piacenza e diventa la sua “ombra”: “io – racconta – andavo per tirare i cavi. Don Niso fu per me come un padre”.

 

1954: il primo giornale studentesco

Sui banchi di scuola nelle classi di don Niso c’è anche Corrado Sforza Fogliani, poi avvocato e presidente della Banca di Piacenza e di Confedilizia. Sforza Fogliani è nato a Vicobarone esattamente (stesso giorno e stesso mese) diciotto anni dopo don Niso.

“In paese quando lui partì per Roma – racconta Sforza Fogliani –, in dialetto si diceva: «l’è andà a Ruma a studià da Papa». Per tanti lui era una figura di riferimento. Al liceo, quando arrivai, erano anni turbolenti. E a 16 anni ero un po’ rivoluzionario anch’io. Mi venne in mente di dar vita a un giornale studentesco «La Squola» (appositamente scritto con la q). Fu il primo di un’ormai lunga tradizione a Piacenza e non solo. Ci occorreva in base alla legge un direttore responsabile che fosse maggiorenne. Chi poteva farlo? Don Niso accettò subito. Noi non volevamo contestare, ma solo essere voce delle esigenze degli studenti di una scuola che allora era molto ieratica. Ci fu in quegli anni il primo sciopero dei professori e suscitò grande scalpore. Da parte nostra portavamo avanti battaglie molto concrete: chiedevamo, ad esempio, agli insegnanti le interrogazioni programmate e che ci venisse detto il voto subito dopo l’interrogazione e non in un secondo tempo. Don Niso dimostrò verso di noi una grande fiducia, mai buonismo e lassismo; fiducia, tanta fiducia. Il primo numero del giornalino portava la data del dicembre 1954 e il suo articolo di fondo comparve solo sul numero 3. Il titolo era emblematico: «Capirli». Quello successivo si intitolava: «Aiutarli». Nel suo ultimo articolo il 17 gennaio 1956 scriveva: «io credo nella bontà degli studenti sostanziata di generosità e da ansia di rinnovamento»”.

10 liceo gioia“Quel giornale – puntualizza Sforza Fogliani – non fu un fenomeno isolato. Ne nacque un movimento spontaneo di studenti di diversi istituti che andò a votare per l’elezione del Consiglio interscolastico. Guarda caso, il Consiglio si riuniva alla Famiglia Studentesca”.

Il dott. Carlo Pronti, anch’egli ex alunno (oggi è consulente di organizzazione per gli enti pubblici), conferma lo stile del prete professore: “non parlava mai «ex cathedra»; anzi, forse proprio per questo, non stava mai in cattedra ma scendeva in mezzo a noi. E gli studenti non lo sentivano lontano, ma un amico al loro fianco”. Don Niso per i suoi alunni aveva anche scritto e stampato nel 1951 un libro per l’ora di religione dal titolo “La Chiesa”, un vero e proprio manuale di ecclesiologia, nato dalle lezioni in classe e pensato per spiegare in modo semplice la natura, la missione e la struttura della Chiesa.

“Mentre tutto nasce, si trasforma, si avvia al tramonto o alla morte, la Chiesa cattolica – scrive don Niso nell’introduzione - dopo venti secoli di vita, lungi dal mostrare alcun sintomo di stanchezza o di vecchiezza, fiorisce di una giovinezza che non conosce tramonto: mentre intorno a lei crollano le monarchie, sono travolte le effimere dittature e le innumerevoli eresie si disgregano, essa sta salda. La Chiesa marcia irresistibile nei secoli perché Gesù Cristo è con lei! La bufera la scuote talvolta fin nelle fibre più profonde, ma nello stesso tempo l’irrobustisce, come il vento che infuriando sulla quercia ne affonda maggiormente le radici nel suolo!”.

Il libro è accompagnato da un augurio: “possa contribuire a tenere accesa nei cuori degli studenti la fiaccola della fede, che il vento dello scetticismo e la bufera delle passioni oggi tentano di spegnere”.

 

Tra gli alluvionati di Firenze

Fra i ragazzi che nel novembre ’66 seguirono don Niso a Firenze, in aiuto alla popolazione travolta dall’Arno in piena, ci fu anche l’on. Pierluigi Bersani che allora aveva 15 anni. Partì da Piacenza un gruppo di alunni dell’istituto tecnico Marconi e del liceo classico Gioia.9 DNiso a Firenze…e Arno 1966

“Non appena seppi che si stava preparando una squadra di ragazzi per andare a Firenze – ha raccontato l’on. Bersani negli scorsi anni in un’intervista al quotidiano Libertà –, decisi di partecipare anch’io. È chiaro che i miei familiari non erano molto d’accordo, ma, o mi lasciavano partire, o ero pronto a partire a piedi. Eravamo una decina di studenti del liceo, con ogni probabilità io ero il più giovane, e rimanemmo lì quasi due settimane. L’alluvione suscitò in noi un’emozione fortissima: acqua e fango ovunque, i libri, la disperazione della gente dignitosa e sofferente. Credo che l’alluvione di Firenze sia stato uno dei primi grandi fenomeni televisivi. Alla gente non arrivò in casa solo la notizia, ma anche l’immagine della tragedia”.

“La prima immagine che conservo è di noi tutti in tuta blu e stivali sporchi, ovviamente pieni di fango, con i badili in mano e la carriola. Insieme agli altri ragazzi aiutai a ripulire case e scantinati. Mi ricordo la cantina di un vecchio gioielliere invasa dalla melma con le fogne rotte. Da lì tirammo fuori un paio di carriole piene di gioielli. Per ringraziarci quell’uomo ci regalò per le nostre mamme una catenina d’argento con la croce. Andavamo a mangiare un panino nei bar senza che volessero i nostri soldi, e ti vergognavi perché sapevi che tanto non ti facevano pagare”.

   L’esperienza di Firenze segnò la vita dei giovani che vi presero parte: “erano i primi vagiti del ’68 e lì c’era un’atmosfera di libertà e di impegno”. “Don Niso – aggiungeva l’on. Bersani - era un trascinatore. Le sue lezioni di religione erano ore di discussione. Era un insegnante che educava i giovani alla libertà, all’impegno e all’assunzione di responsabilità. Aveva un approccio sempre sorridente alle cose, positivo”.